venerdì 18 agosto 2017




Le schiume in mare a Scauri (2007)


Ambiente: La strage di Berte marine del 2007 che fece temere un caso di aviaria e mobilità gli studiosi 
Moria di animali in mare a Scauri: l'inquietante precedente di dieci anni fa
Le conclusioni degli esperti dell'epoca: "sono morte di freddo". Ma restano interrogativi e immagini che oggi sono state dimenticate. Sponde rosse, le immagini delle autopsie e un velo di mistero su cosa "galleggi" nelle acque delle nostre spiagge. 


Gli esemplari morti nel 2007 
Il pomeriggio dello scorso primo maggio, una macabra scoperta affiorava dal fondo sabbioso delle spiagge Scauri. Decine di volatili erano riversi a terra privi di vita semi sommersi dal moto delle onde che avevano dondolato i loro corpi per tutta la notte nel tratto compreso tra il lido "Tirreno" e quello della "Tintarella". Alla fine si conteranno un centinaio di esemplari tutti della stessa specie: Berte Minori (Puffinus yelkouan), piccoli uccelli dal manto scuro presenti in circa300 coppie nel litorale pontino, più comuni nelle isole, che di solito fanno il nido nelle sponde rocciose e che si cibano di pesci di piccola taglia. Pescano di giorno e di notte se non fanno la cova del nido, dormono a circa due miglia dalla costa in mare aperto, galleggiando indifferenti a qualsiasi condizione delle onde come impassibili boe. Per questo vengono chiamati "uccelli delle tempeste". Dei circa seicento esemplari che si stima siano presenti tra le isole e il litorale sud pontino, cento giacevano a terra senza segni che rendessero evidente il motivo del decesso. Un fatto allarmante, che ha spinto gli esperti a porsi qualche domanda e a formulare più di qualche ipotesi. Così per alcuni riportati dalla stampa,questi esemplari potevano essere gli stessi che erano morti non molto tempo fa lungo il litorale campano e che poi sarebbero stati trascinati con sorprendente precisione - tutti insieme - in un tratto molto ristretto delle spiagge di Scauri. Per altri, un'alga tossica potrebbe aver aggredito l'organismo degli esemplari, che sarebbero morti, sempre tutti uniti nel loro destino funesto, per poi lasciarsi trascinare dalle onde. Ma sebbene l'allarme sia stato lanciato e sebbene, su richiesta delle autorità locali, sia intervenuta l'Asl per verificare cosa sia potuto succedere, ancora non ci sono spiegazioni plausibili per il fatto. Eppure, anche se nessuno vi ha fatto accenno, questa macabra scoperta ha un precedente, avvenuto in periodo in cui non potevano passare inosservati centinaia di esemplari di uccelli spiaggiati morti da un giorno all'altro. 
Sponde rosse sul fiume Garigliano (2007)



Correva l'anno 2007, più o meno lo stesso periodo primaverile (era il giorno di pasquetta). In televisione e sui giornali si parlava moltissimo dell'emergenza aviaria, decine di migliaia di polli e animali da allevamento venivano abbattuti e distrutti al minimo sospetto di un possibile contagio. In quel contesto, lo sterminio di piccoli corpi disseminati nei pressi del lido "Medusa" (a pochi passi dove dieci anni sono stati trovati i corpi dei loro simili) era un allarme che non si poteva sottovalutare. E così, sul posto, si precipitò non solo la Asl, ma anche i carabinieri del Noe, la polizia provinciale, gli esperti della Stazione Zoologica Ambientale di Latina, il nucleo di sommozzatori di Napoli, la sezione navale della Guardia di Finanza, l'Arpa Lazio e almeno una decina di esperti dell'istituto zooprofilattico di Roma. Un vero comando interforze che congiuntamente ha elaborato un documento che ha spiegato come sarebbero morti questi volatili nel 2007. Secondo lo studio le Berte Minori ritrovate lungo le coste di Scauri in piena crisi di influenza aviaria non erano morte per un avvelenamento né provenivano da altre spiagge del sud Italia. Secondo lo studio del 2007, un caso molto simile a quello dei nostri giorni, gli uccelli erano morti di freddo. Proprio così, gli uccelli della tempesta, impassibili alle mareggiate e al vento del mare aperto, sarebbero morte tutte per il freddo. Una sostanza disciolta nell'acqua in concentrazioni impressionanti (nello studio si parla sostanzialmente di saponi) avrebbe "lavato" il piumaggio degli uccelli ricoperti da una cera impermeabilizzante (prodotta da una apposita ghiandola) che gli avrebbe impedito di spiccare il volo e le avrebbe bloccate in acqua fino a farle morire di ipotermia. Come abbiano fatto gli uccelli, privi della loro strato impermeabile a galleggiare fino a riva anziché affondare non viene spiegato nel dettaglio. Né di preciso si sa quale sapone sia in grado di nuotare (presumibilmente sempre restando sul fondale marino controcorrente) per due o tre miglia per poi presentarsi in concentrazioni tali da sterminare un'intera colonia di Berte in poche ore. E ancora, gli studi dell'epoca nelle quali sono presenti le autopsie agli animali descrivono lesioni interne gravissime ai polmoni (con imponenti coaguli), il danneggiamento del fegato oltre ad emorragie celebrali. Secondo gli studi effettuati, però, nessun contaminante (metalli pesanti o altre sostanze velenose) avrebbe danneggiato null'altro che le piume degli uccelli che poi sarebbero morti per il terribile sforzo di non riuscire a librarsi in volo. Anche se - va detto - negli studi si cercano solo i saponi mentre non si cono studi mirati all'epoca del 2007 per comprendere se fossero presenti altre sostanze se non i cosiddetti "tensoattivi" che dalla Stazione Zoologica Ambientale di Latina vengono registrati in percentuali mille volte superiori a quelle ottenute dall'Arpa appena un giorno dopo. Un caso- quello del 2007 -che ha trovato una soluzione ufficiale sebbene sia rimasto un particolare da comprendere. Il sei di aprile del 2007 veniva effettuato un sopralluogo dell'area prossima al ritrovamento delle Berte morte. E sulle sponde pietrose del fiume Garigliano, che sfocia a mare a poche centinaia di metri dal luogo del ritrovamento, si potevano riscontrare alcuni punti in cui l'acqua veniva intorbidita da una sostanza rossastra. Questa sostanza sembrava permeare la roccia al punto che si poteva forse affermare che provenisse dal sottosuolo. Ma non esiste negli studi del 2007 una spiegazione determinante a questa immagine, tanto da cadere in secondo piano. Forse era davvero irrilevante, come pure è possibile che le cause della moria di Berte Minori di qualche giorno fa non abbia nulla a che fare con quella avvenuta ben dieci anni prima. Quegli esemplari, però, sarebbero morti di freddo e nel disperato tentativo di riemergere dalle acque e raggiungere il cielo, impossibilitati a volare, con gli organi interni che collassavano uno dopo l'altro per lo sforzo e il freddo. Forse gli "uccelli della tempesta" morti nei nostri giorni hanno trovato un'altra oscura sorte, avvelenati da un'alga o uccisi chissà come a centinaia di chilometri da qui per poi trovarsi cullati nel macabro ballo del mare nelle coste del sud pontino, tutte insieme. Ma di certo è curioso che alcuni degli istituti che hanno vigilato dieci anni fa non abbiano rievocato il precedente come pure restano in piedi i misteri delle sponde colorate di rosso, delle coincidenze sui luoghi, le date e il numero degli animali deceduti. Anche ora lavorano gli esperti e a loro spetta di spiegare cosa sia successo oggi come dieci anni fa. E se si dovrà dire che un sesto della popolazione della specie presente nel litorale e nelle isole pontine è morto di freddo, tutto in una notte - di nuovo - il cittadino profano della materia potrà crederci e calmare l'animo alla vista dei piccoli volatili dal manto scuro che potevano sopportare ogni tempesta ma non quella più subdola e silenziosa generata dall'attività dell'uomo sui mari e sulla terra.



giovedì 11 maggio 2017

Rivoluzione del Welfare regionale, la Ciccarelli annuncia: "A Latina resteranno le briciole"


L'intervista: "E' in atto la riforma regionale delle politiche sociali che toglierà i soldi ai Comuni per spostarli in nuovi enti aggregati". Nasce il sistema delle "cooperative di Comuni" e i fondi del sociale andranno a nuovi e distinti enti esterni 
"Ai Comuni resteranno solo le briciole"
L'assessora Patrizia Ciccarelli illustra il welfare del domani: "una cooperativa di Comuni per far fronte alle sfide con un atteggiamento diverso dalla vecchia politica"

L'assessore ai servizi sociali Patrizia Ciccarelli 

Dall'estate 2016 è in atto una rivoluzione silenziosa nelle stanze della Regione Lazio. Una rivoluzione che in realtà parte da lontano ed è vecchia di 16 anni. Si tratta del  della Legge 328 del 2000, recepita con la legge regionale numero 11/2016 che di fatto ribalta il concetto di welfare a livello locale, spingendo i Comuni ad accoppiarsi ad un sistema integrato del tutto simile a quello delle cosiddette "Ato", gli ambiti territoriali ottimali che già sono attivi, con alterne fortune, in ambito ambientale, idrico e sanitario. E proprio dalla sanità i Comuni dovranno ridisegnare i loro confini dal punto di vista meramente geografico ricalcando quelli delle Asl a livello provinciale, accorpandosi nella creazione di veri e propri enti esterni per gestire i servizi alla persona, accorpando di fatto affari sociali e sanità. Tutte le altre competenze del welfare non collegate alla sanità verranno lasciate ancora agli assessorati degli affari sociali, ma si tratterà di una minima parte, di fondi residuali. Le competenze e gli stessi funzionari comunali saranno trasferiti ad altro ente, insieme ovviamente ai soldi che ogni comune investe per il sociale. Un'operazione a tratti titanica quella che prevede lo spostamento dei centri di spesa per il welfare dai singoli comuni ad enti aggregati da più comuni, con lo svuotamento delle casse comunali che riverseranno decine e decine di milioni di euro presso una nuova entità aggregata. Prevista anche la creazione di diversi organi di controllo a guida regionale per la verifica degli standard qualitativi dei servizi. Nasce così il "Siss" (Sistema Integrato dei Servizi Sociali) che in collaborazione l'Osservatorio Permanente delle Famiglie e il nascente "Osservatorio regionale delle Politiche Sociali" avrà il compito di vigilare sui nuovi enti territoriali. Ad anticipare questa vera e propria rivoluzione è spesso stata l'assessora (al femminile, come tiene spesso a ricordare) Patrizia Ciccarelli, che ha il timone dei servizi sociali a Latina alla quale chiedo di prospettarci il futuro del servizio rivolto alle fasce più deboli della popolazione.


Risolviamo subito un premessa un dubbio nell'uso delle parole. Il fatto che si crei un nuovo ente di comuni aggregati al di fuori del controllo diretto delle singole amministrazioni comunali ci autorizza a parlare di esternalizzazione del welfare?
No, secondo me no. Il tema delle esternalizzazioni riguarda la gestione dei singoli servizi, che attualmente sono già esternalizzazione. Qui noi recuperiamo la governance di ogni singolo aspetto della gestione del servizio alla persona. La legge regionale ha posto maggiore attenzione agli ambiti territoriali, sia per la gestione diretta dei servizi che sarà più integrata tra sanità e socialee dal punto di vista degli organi di controlli di questi ambiti. Mi piace definire l’approccio che sta avendo la Regione come “olistico”. Non si può dire che sia una esternalizzazione, ma un trasferimento di competenze previsto dalla norma dall'interno dei comuni al distretto che è già un ente esistente...

"Non è una esternalizzazione ma uno trasferimento di fondi dal Comune ad un nuovo ente"

Scusi, trasferimento ed esternalizzazione che differenza c'è esattamente? Si tratta sempre di spostare soldi delle casse comunali in un altro ente esterno...Sarà una sorta di società per azioni tra diversi comuni di cui Latina sarebbe la maggior azionista comunque. Questo porterebbe dei vantaggi?
L'ente esterno non deve per forza avere una sua personalità giuridica, come suggerisce la Regione in questo momento. Potrebbe anche essere, la Regione lo consiglia caldamente, ma ci potrebbero anche essere altre formule. Ci stiamo pensando. Ma la Regione ci chiede soprattutto di aggregare i servizi sociali e sanitari e noi ci dobbiamo organizzare insieme ai Comuni più piccoli per trasferire fondi propri nelle casse di questo distretto. Dobbiamo evitare un ragionamento di sommatoria di percentuali che lei ha prospettato. Ovvero, dobbiamo evitare che Latina si consideri capo cordata solo perché mette una quota più alta sminuendo quasi a servizio i comuni più piccoli. Deve essere un ente che guarda al territorio senza steccati, e io credo che la Regione spinga per la creazione di un ente ex novo proprio per evitare campanilismi. Deve essere una innovazione altrimenti torniamo al vecchio...



Sarà una innovazione, ma è vecchia di sedici anni...La legge nazionale recepita dalla Regione la scorsa estate era ferma da più di tre lustri. Se è una novità come dice lei, è comunque vecchia…
Questo è vero dal punto di vista formale. In realtà la legge è cambiata dai tempi della sua scrittura. Ma la cosa più importante è che sono anni che lavoriamo con gli accordi di programma che sono per così dire occasionali e la Regione oggi ci impone di trasformare quegli accordi occasionali in una struttura più stabile e complessa



A Latina resteranno solo le briciole degli accantonamenti per il sociale?
Ai Comuni resteranno solo le briciole? Sì confermo. Perché il grosso delle competenze andrà ai distretti e credo sia un grande passo avanti.



Una parte di questi fondi che un domani non saranno più a via Duca del Mare (sede dell’assessorato alle politiche sociali da lei governato) oggi vengono usati da molti cittadini in difficoltà per ottenere piccoli aiuti per l'affitto o per arrivare a fine mese. La predilezione di un finanziamento più strutturato contro i finanziamenti a pioggia farà perdere la possibilità a questi cittadini di ottenere questi aiuti oppure dovranno semplicemente bussare ad un'altra porta? Insomma, c’è il rischio che con il nuovo modello questi poveri vengano tagliati fuori?
No, è il contrario. Già da oggi il segretariato sociale e il fornt office sono servizi distrettuali e secondo me sono destinati a fare un primo balzo in avanti. Il Piano Operativo Nazionale dedicato all'inclusione (Pon) ha dato vita al sostegno di inclusione attivo e sono fondi già stanziati con degli avvisi a cui il distretto di Latina ha già partecipato ottenendo 500mila euro con modalità differenti. Si pensi ai cittadini al di sotto della povertà assoluta. Si parte ascoltando le problematiche del singolo nucleo familiare per poter interrompere il circuito della povertà creando dei progetti personalizzati non creando altre dipendenze economiche con questi contributi, ma facendo una valutazione multidisciplinare e capire le vere problematiche che impediscono alla singola famiglia di uscire dal vortice della povertà. Per questo si chiama sostegno attivo, perché prevede un patto tra gli operatori e i richiedenti. Serviranno nuove professionalità ed attualizzare quelle già esistenti e questo si può fare solo lavorando insieme con gli altri comuni.
"Niente più elemosine e fondi a pioggia. Dobbiamo fare progetti mirati per togliere le persone dal circuito stesso della povertà"







Il sistema degli ambiti territoriali (le cosiddette “Ato”) e dei piani regionali non ha salvato in passato le Regioni da autentici scempi in campo ambientale o sanitario. Ricalcare un modello che si è mostrato fragile, per non dire fallimentare, per giunta con una proposta di ben sedici anni fa, non rischia di essere un passo indietro piuttosto che un passo avanti?
Intanto non è così, perché ci sono alcune realtà nel Lazio che hanno esperienze positive. Non è l'Ato a creare i problemi ma l'approccio che spesso c’è stato nel passato politico anche di questa città in cui abbiamo trovato molti cocci da raccogliere. Non deve esserci sempre la solita politica come quella che ha governato questo nostro Comune. Si deve modificare l'approccio altrimenti non si potrà mai risolvere nessun problema, dobbiamo puntare sui talenti e capaci per aiutare le persone più fragili. Si deve fare squadra con un approccio culturalmente diverso ancora prima che politicamente.

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (Pd)


Quindi lode alla Giunta Zingaretti anche da parte sua?
Sì, io da questo punto di vista non ho alcuna difficoltà a lodare il lavoro dell'assessora Visini e del Presidente Zingaretti. 



Di fatto si può dire che i Comuni perdono la sovranità del proprio sistema di welfare consegnando le redini del servizio alla superiore decisione della Regione oppure il nuovo ente godrà di una autonomia sufficiente?
Non ho questo timore, penso che il problema sia quello di rendere omogeneo un sistema dei servizi attualmente a macchia di leopardo e spesso disfunzionale.
Il segreto sta nel fare rete e fare squadra.

mercoledì 18 gennaio 2017

Coletta sindaco superstar? E allora Zac chi era, una divinità?



Non si ferma più lo sciame di pacche sulle spalle e onanistiche autocelebrazioni per la popolarità del sindaco Damiano Coeltta a Latina. Il civico eletto al ballottaggio dopo una affollatissima gara elettorale, arriva al sesto mese di governo con un risultato celebrato urbi et orbi. Così sobriamente festeggiava il segretario di Latina Bene Comune (il movimento civico del primo cittadino) Pietro Gava: 

Pietro Gava

Secondo la Governance Poll del Sole24ore Damiano Coletta, il sindaco della mia città, è il quarto primo cittadino più amato d'Italia. Vi risparmio la foto: festeggio con salsiccia e broccoletti. E, a scriverla tutta, anche con un pochino di polenta fritta #bellascusa  
Un dato importante per alcuni, visto che detiene un 60% degli intervistati che hanno dimostrato fiducia nei suoi confronti. Secondo alcuni, il dato reale è che si deve però parlare di una perdita di consensi da parte di un sindaco che era stato eletto al ballottaggio con un 75% dei consensi. Per cui, alcuni sul web fanno notare che  in realtà, il 60% dei consensi rappresenterebbe in realtà un crollo verticale della fiducia, un bel 15% in meno rispetto alle elezioni. Ma questa tesi sembra avere un valore puramente numerico, perché in realtà Coletta è stato eletto al ballottaggio, con voti che non avrebbe ottenuto in altre circostanze, tanto è vero che Latina Bene Comune era appena al di sotto del 20% come consensi reali al primo turno, ed è stato solo grazie alla frammentazione del centrodestra, l'assenza dei grillini e la spaccatura del Pd che Latina Bene Comune è entrata in ballottaggio con Nicola Calandrini di Fratelli d'Italia. Quindi si può dire che come dato d'ingresso, quello di Damiano Coletta regge, a sei mesi di governo. Ma ci sono alcuni fattori da considerare che non sono stati inseriti come elemento di dialogo. Basta guardarsi indietro, poco prima che Cadesse il sindaco Zaccheo, per esempio (2010) così si poteva leggere nel sito del Comune:
Pragmatismo e trasversalità sono tra le  caratteristiche più apprezzate dai cittadini negli mministratori locali. E’ quanto emerge dal Governance Poll 2008 realizzato da Ipr Marketing per ‘Il Sole 24 Ore’ che fotografa il gradimento di sindaci, governatori e leader provinciali. Il sindaco di Latina on.le Vincenzo Zaccheo è all’ottavo posto con il 63% del gradimento contro il 59,5% del 2007, il 60% del 2006 ed il 62,2% del giorno delle elezioni. Un risultato mai ottenuto prima dalla città di Latina nell’ambito del Governance Poll.
Damiano Coletta 

Zaccheo era al secondo mandato, per giunta inoltrato, eppure la classifica lo dava sopra a dove sta Coletta oggi con i consensi. Eppure il governo di Zac era indicato come uno dei maggiori generatori di danni a lungo termine per il Comune di Latina. Eppure pochissimi punti decimali dopo, nella tabella delle percentuali, si possono trovare sindaci non proprio vicini al "piglio" civico di Coletta come Clemente Mastella. Festeggiare per questi dati è solo la continuazione di un modo di comunicare vecchio e vanaglorioso, affamato di consensi e di risultati. Eppure, il governo di Coletta è iniziato da soli sei mesi e ora entra nella sua fase più critica, certo con una buona spinta di fiducia da questi dati confortanti. Però raffrontandoli con il passato si deve comprendere che sono più o meno gli stessi numeri che Vincenzo Zaccheo ha avuto non troppo tempo fa. E stava sul cigli della caduta, al secondo mandato e con problemi immensi che si sono trascinati fino ai giorni nostri. Così, tanto per dire quanto valgano questi numeri. In ogni caso, il 60% dei consensi è un dato alto, soprattutto se relazionato alla scarsa fiducia che oggi i cittadini provano nei confronti della politica italiana. Certo, fa effetto che si festeggi tanto per numeri che sono inferiori a quelli di un sindaco del recente passato che doveva essere più che logorato in quel periodo. Ciascuno può trarre i giudizi che crede da questi dati.

lunedì 18 gennaio 2016

Francesco Taskayali conquista Vienna e il web



Francesco Taskayali a Vienna 





Francesco tra le strade di Vienna 
Francesco Taskayali sembra una gru, uno di quei volatili grossi e goffi che si vedono lungo le sponde dei fiumi o dei laghi. Lo penso mentre camminiamo insieme in direzione delle Poste. Francesco ha un passo svelto eppure sembra camminare piano; tiene ferme le braccia lungo il corpo e sembra un po’ impalato nella sua statura da giocatore di pallavolo o di un altro di quegli sport in cui bisogna saltare molto in alto. E infatti quando lo si vede incurvarsi sul pianoforte si ha la sensazione che la sua musica arriverà energica, schiacciata, quasi imposta all’udito. E invece la maggior parte delle sue composizioni cominciano con una domanda, come se non sapessero dove andare a parare. Come se fossero nate per volare al pelo dell’acqua, radente al pensiero per poi, improvvisamente, trovare la risposta e alzarsi con la prepotenza di un bambino che gioca. Io e lui percorriamo il viale e si fa  fatica a seguirlo. In mano stringe tutto fiero alcuni compact disc. Li ordinano da ogni parte, nel mondo: dal Canada, dal Sud Africa, dal Giappone. Ma una ordinazione gli ha fatto particolarmente piacere, perché l’ordine di acquisto era accompagnato da una nota piena di complimenti, di lusinghe, di rispetto, da parte di una signora di Bologna. “E’ stata molto carina questa signora” ripete più volte e un po’ si vede che ne va fiero, un po’ si vergogna e cerca di nascondere lo sguardo dietro gli occhiali.
L'istituto italiano di cultura a Vienna 
Lo sai che faccio un concerto a Vienna?”  Mi aveva detto qualche giorno fa. Non lo avevo preso troppo sul serio. Sarà perché Francesco Taskayali è un amico, è uno che a Latina si conosce, lo conoscono tutti. Sarà perché per qualche motivo a volte ci sembra che il mondo finisca a Cisterna, altre volte che non finisca mai. Francesco è giovane, ha 24 anni, e da quando ne aveva tredici compone musica al pianoforte. Non ha avuto la rigida formazione classica del conservatorio, e non lo avevano preso troppo sul serio all’inizio. Ma con la sua musica ha girato il mondo per davvero. Concerti a Caracas, in Asia, negli Stati Uniti, in Africa. Quando ha fatto il suo primo concerto con orchestra il Maestro lo ha guardato entrare davanti a questa imponente sinfonica che attendeva di suonare la sua musica. Un esercito che per alcuni sarebbe stato un imponente plotone di esecuzione. Lui ha ricambiato lo sguardo al maestro, sollevando una mano gli ha chiesto a bassa voce: “che fa, mi dice lei il via?”. Il maestro d’orchestra, compresa l’antifona, ovvero che il ragazzo non lo avrebbe seguito per niente e che avrebbe suonato la sua musica ha solo detto: “non ti preoccupare Francesco, parti quando vuoi”. E il plotone di esecuzione si è trasformato in un esercito gregario alla ricerca dei ritmi e dei tempi dentro la testa misteriosa di questo ragazzo. E’ stato bellissimo, come è bellissima la sua musica delicata, a volte, imponente in altre. Il concerto di Vienna è andato bene, c’erano più di 200 persone nella sala del centro culturale italiano. Lui mezzo turco, da tempo porta bene i colori dell’Italia nel mondo e poi torna qui, nella città di Latina che un po’ lo ha adottato, un po’ non lo comprende, come in fondo nessuno può comprendere se non ascoltandone le note. “Addio al Terminal” per esempio, una delle sue opere meglio riuscite, ha dolore dentro, come la sofferenza di chi parte e, anche se sa che tornerà, si fa cullare da quel tenue dolore che si prova sempre nell’andare via. Mentre firma il CD per la signora di Bologna sul bancone delle poste Francesco mi dice (per l’ennesima volta) di aver superato i 20 mila fan su Facebook. Anche questo era un dato che avevo preso sotto gamba, finché non ho scoperto lo stupore nei commenti della gente che ha guardato il suo concerto a Vienna da casa, dall’aeroporto, in una pausa di lavoro. Erano più di 2000 persone, perché è vero, nella sala c’erano 200 persone, ma nel mondo, grazie a Facebook, si sono collegati di notte e di mattina, con il caldo e con il freddo, e hanno guardato il concerto live in streaming sulla pagina di Francesco. E’ stata una sua idea, di Francesco. Gli organizzatori del concerto avevano preso la cosa alla leggera e poi sono rimasti stupiti di sapere che mentre le loro 200 persone erano lì, in diretta da tutto il mondo oltre 2000 persone commentavano, si complimentavano, volevano sapere dove sarebbe stato il prossimo. “Io ho visto Francesco arrivare all’aeroporto di Vienna” dicono alcuni. E altri che lo hanno visto suonare a Roma, in Sud America, in giro per l’Europa. Tutti con lo sguardo che seguiva la stessa traiettoria. Quella di una gru che è un po’ goffa a vederla camminare alla riva dell’acqua tra i giunchi mormoranti e le sponde sabbiose. E che invece ne seguono la traiettoria placida e planante a pelo dell’acqua scintillante di riflessi cristallini. Non lo prendi mai sul serio finché non vola.
(Foto di Emiliano Lembo, in basso l'articolo del 18/01/2016 de "Il Giornale di Latina")






venerdì 8 gennaio 2016

La puntata di Monitor su Paolo Censi ben oltre il plastico di Vespa

Egidio Fia (Lazio Tv)
Egidio Fia è uno storico giornalista televisivo di questo territorio. E’ un amico dello scrivente e spesso in molti abbiamo seguito, commentato, supportato e lodato il lavoro editoriale di Lazio Tv. Per esempio, la sua audace ricostruzione dei recenti fatti su "Don't Touch" è stata degna di lode, e molte altre. Onore alla sua professionalità quindi, che non a caso è ripagata da una lunga carriera.
Ma la puntata messa in piedi sulla drammatica morte di Paolo Censi, avvenuta l’antivigilia di questo Natale è uscita totalmente dai canoni della ragione. E per capire quanto si sia trattato di un momento degno di una puntata del “Caso Scafroglia” di Corrado Guzzanti, basta una immagine che vale per tutte.

La crudeltà dell'ovvio


Immagini da Monitor di Mercoledì 6 gennaio
Questa sarebbe la testa dell’avvocato Paolo Censi. 
Si tratta ovviamente di un manichino da esperti di balistica. Roba che si vede nei film in cui bisogna riprodurre la dinamica di un omicidio avvenuto da distanze incredibili o con traiettorie improbabili e che invece diventano crudelmente ovvie in un caso come il sospetto suicidio attraverso l’uso di un’arma da fuoco. Mercoledì scorso su Lazio Tv è andato in onda uno show curioso, nel quale si sono sentite tutte le ricostruzioni possibili sui fatti e si è dato fondo alla più grottesca retorica d’accatto nel tentativo di rendere digeribile una storia che, normalmente, ha bisogno di risvolti lampanti per divenire pubblica. Perché il dolore privato, il tormento del suicidio (se suicidio è stato) in genere viene lasciato ai parenti e agli amici. Ma qui, tra le ipotesi e le diagnosi volanti, le valutazioni per forza di cose  tristemente generiche sul perché un uomo da tutti apprezzato possa arrivare ad un simile gesto si è rimasti tramortiti. "Era una persona stimata da tutti - spiega l'esperta di psicologia chiamata in causa nella trasmissione - forse aveva una situazione che metteva a rischio la sua stimata posizione". 


Le ultime parole famose: "useremo i guanti bianchi"

La copertina con tristi musiche di sottofondo, il dolore dei parenti, lo stupore degli amici. E quella frase di Egidio Fia che inizia dicendo “purtroppo bisogna essere delicati in queste situazioni e noi la tratteremo con i guanti bianchi” per poi passare ad una tempesta di illazioni non può che stordire. “Sono stato il primo ad arrivare sul posto - ha detto Fia senza specificare il perché - subito, la prima voce che è arrivata, il primo messaggio che ho ricevuto sul telefonino parlava di omicidio”. E così, il primo messaggio da lui ricevuto nel suo telefono privato viene promosso sul campo ad agenzia stampa e onda popolare, “ma c’è molta omertà tra le conoscenze di Censi, forse qualcuno sa ma non parla”. Un vero anatema di Fia che lancia quasi come un messaggio traverso. 

Verso i plastici di Vespa e oltre...

L'esperto di balistica descrive la traiettoria del colpo
Ma il conduttore di Monitor cala l'asso e spunta la testa del manichino con la quale l’esperto di balistica spiega come il "proiettile abbia facilmente trapassato l’osso del cranio da parte a parte” descrivendo con lo sguardo il foro d’entrata e quello d'uscita come se fosse lì, proprio nello studio di Monitor che è avvenuto il fatto. Superato il confine del plastico di Bruno Vespa, si continua con una ridda di suggestioni: “la misteriosa Dama Bionda” evocazione questa degna di un giallo da bancarella, una donna dal ruolo imprecisato: “tutti si aspettano che essendo una donna conoscesse bene la vita privata di Censi, ma conosceva anche quella professionale". Questo perché, evidentemente, essendo comparsa sul campo "una dama" sarà forse un'amante, chi lo sa? Saranno gli inquirenti a decidere ma appare un tantinello prematuro buttarsi in questo delicato versante. 

L'intreccio di cause ovvero, molte più inchieste di quante se ne possano immaginare

Proiettili del calibro corrispondente a
quelli usati per il presunto suicidio
mostrati in studio
Una pistola come quella usata per il presunto suicidi.
Fia ne brandirà anche una riproduzione in diretta










E poi, i presunti intrecci con il mega faccendiere della Svizzera, il calcio, l’ex Presidente della squadra, i possibili debiti e anche “la rivelazione”: “Censi era diventato un giocatore d’azzardo e frequentava i casinò, e sapete - aggiunge Fia - nei casinò si incontrano i faccendieri, le donnine di serie A e anche molti guai”. Sarà vero? sarà rilevante? Un amico di Censi chiama in diretta e cerca di dissipare i dubbi: “Paolo, che frequentavo da sempre non ha mai messo piede in un casinò. Lo dico per tutelare la sua onorabilità e il tenore di questa trasmissione”. Potrebbe anche sbagliare l'amico, ma in ogni caso è stato un bel tentativo da parte dell’amico del presunto suicida. Ma il tenore della trasmissione era perduto da tempo. 

Dubbi legittimi e voglia di fare i fenomeni

Sia chiaro, su Censi si potrebbe già oggi scoprire qualcosa di clamoroso, che una delle tante ipotesi messe in campo dalla stampa in questi giorni si riveli fondata. Perché fino ad ora si è titolato con caratteri di scatola di misteriose telefonate e di retroscena terribili, da quegli stessi giornali che invece non hanno ritenuto di dover scavare nella vita professionale di candidati alla carica di sindaco nel recente passato. Delle due l’una: o queste “inchieste” farsa servono ai magistrati per far spaventare un eventuale colpevole oppure si sta facendo strazio del privato lutto di una famiglia. Se ci saranno sviluppi d’inchiesta che - inutile dirlo - tutti stanno monitorando, pare evidente che il caso Censi si dovrà seguire. Se gli inquirenti mostreranno sviluppi fondati saranno tutti lì a pubblicare della parte pubblica di un lutto, forse di un delitto (non si può ancora escludere al 100% da quel che abbiamo sentito). 
Ma cosa hanno dimostrato coloro che con tanta foga hanno cercato di “anticipare” gli inquirenti? La stampa veggente potrà fieramente affermare che “l’aveva detto”. 
Ma se così non fosse? Se davvero il caso di Censi si dovesse chiudere come un suicidio, così come ora appare probabile? Ne sarà  valsa la pena allora fare i fenomeni e inscenare un tale baccano  intorno al privato dolore di un privato cittadino?

mercoledì 6 gennaio 2016

"Altro che terrorismo, Renzi è peggio dell'Isis" la forconata di Calvani


Danilo Calvani 

Matteo Renzi
“Avete visto?” dice Calvani tutto soddisfatto. Ogni volta che la sua comunicazione riesce a bucare la coltre della foschia provinciale e finire sul nazionale per lui è una vittoria. E in effetti questa volta, minacciano niente di meno che l’Isis a colpi di forcone, il Movimento 9 Dicembre ha fatto un colpaccio. 
Vuoi per l’indiscutibile insita nel contenuto del filmato in cui si annuncia lotta dura, vuoi perché tutto sommato Calvani è sempre in grado, con il suo talento naturale, di risvegliare il fuoco dei suoi sostenitori - pochi o tanti che siano - ma il filmato in cui Calvani accusa la politica di connivenza storica con l’Isis ha fatto il giro del web ed è finito nelle più importanti testate italiane. “Sono particolaremnte contento del pezzo fatto da Il Giornale, di Sallusti, non me lo aspettavo così favorevole”. Ma il vero punto della comunicazione, come sempre, non è certo l’Isis. per Calvani il “nemico” è sempre lo stesso; “La politica” ed è su questo che punta. “Altro che terrorismo- dirà in questa intervista - la politica italiana è peggio dell’Isis”. 

Danilo Calvani, la vostra “bravata” sembra che abbia ottenuto il risultato ovvero, far parlare e anche molto del vostro movimento. Come funziona, vale il motto “purché se ne parli?”
No, il principio di certo è che il Movimento venga preso in considerazione ovviamente. Ma il nostro obiettivo è l’attacco a questa classe politica che ci deride. Usiamo gli stessi mezzi di comunicazione che usano loro per deviare l’attenzione della gente con i messaggi dell’Isis con i quali ci spaventano; e intanto truffano gli italiani e depredano il nostro paese. Io non sono nessuno, ma nella campagna elettorale americana è stato apertamente dichiarato che l’Isis è figlio della Cia, lo ha detto il candidato Repubblicano alle primarie Donald Trump. Lo ha detto lui, che ha aggiunto che dietro l’Isis c’è Obama e la Clinton. Io non so se è vero, ma dietro questi quattro beduini (senza offese per i beduini ovviamente) è difficile pensare che ci siano forze oscure in grado di mettere in ginocchio il mondo. Qualcosa non quadra, perché l'America ha spazzato via Saddam e Gheddafi, hanno fatto guerre ovunque e adesso hanno paura di quattro buffoni mascherati? Mi sembra poco credibile come cosa. Il nostro messaggio era positivo, noi siamo uniti e compatti contro qualsiasi aggressione. Mica ci possiamo affidare ad Alfano e Renzi, ma li avete visti in faccia? 

Ma avete ricevuto delle minacce per questo vostro gesto? 
Sì, domani le pubblichiamo tutte, ma da quei paesi là abbiamo ricevuto delle minacce, non so di preciso, mi pare di aver capito che vengano dalla Siria, so che hanno fatto girare il video in quei paesi e molti si sono arrabbiati. Ma a noi non ci frega niente, gli rispondiamo sempre con i forconi in pugno
 Molti giornali italiani hanno parlato di voi. E di sicuro in molti vi sostengono. Ma vi rendete conto che c’è anche molto trash virale dietro il successo di questa campagna? 
Noi non abbiamo fatto una cosa per mettere paura, e condivido che la comunicazione forte fa più successo, mi pare normale. Ma io credo che in molti si sono pure messi paura per il nostro coraggio. Ma gli italiani devono capire che delle bugie di questa classe politica con le loro bugie con le false informazioni non devono mettere paura alle persone perbene. I forconi non sono puntati solo contro l’Isis, ma pure contro Renzi e contro tutta la classe politica ladra e bugiarda. 
Lei sarebbe disposto ad andare in guerra contro l’Isis? 
Assolutamente sì, io per il mio paese do la mia vita e credo che la maggior parte degli italiani la pensi così. Io vorrei svegliare l’amor patrio non solo contro l’Isis. Ma guardiamo al vero nemico; chi se lo fila l’Isis. La Classe politica è peggio dell’Isis, perché loro fanno suicidare le persone, loro li mettono sul lastrico, loro stanno rovinando il paese. Renzi e Alfano, basta guardarli in faccia, sono molto peggio dell’Isis. Io una forconata metaforica a Renzi gliela darei volentieri. Siamo nati per questo. 
Lei come lo risolverebbe il problema dell’Isis e dell’immigrazione clandestina? 
Io applicherei le leggi dei paesi civili come succede in Inghilterra, Australia e gli stessi Stati Uniti. Ma non si può non aiutare le persone in emergenza umanitaria, mi rendo conto. Però sembra che noi siamo l’unico porto al mondo, ormai è una invasione, si aiutano gli immigrati e gli italiani no. L’invasione si ferma con la legge, una legge forte e perentoria. La cosiddetta tolleranza è solo un buonismo valido per sfruttare gli schiavi come è successo in Mafia Capitale. 

lunedì 4 gennaio 2016

Problemi di Isis? Ci pensano i Forconi!




C’è un’immagine evocativa e particolarmente eloquente alla base della storia che vi stiamo per raccontare. 

Si vede un uomo con oscuri occhiali da Terminator che invece di brandire un fucile a pompa come il personaggio cult della pellicola, brandisce con aria fredda e intimidatoria un forcone, proprio uno di quelli che si usano per il fieno. Sta fermo immobile eppure sembra pronto all’attacco in difesa del patrio suolo. Dall’altra parte della telecamera, idealmente c’è, come insidia da estirpare letteralmente a colpi di forconi niente di meno che l’Isis. Provate ad immaginare la faccia dello sceicco nero del Daesh che, nei suoi piani di conquista del globo, si dovesse trovare come solenne ostacolo questo determinato signore armato di forcone e dallo sguardo velato da oscure lenti. Appare come una immagine incredibile, eppure è proprio questa l’evocazione creata dal “Movimento 9 Dicembre” per il suo ultimo capolavoro di propaganda e di comicità involontaria. Prima partono le inquietanti immagini delle stragi terroristiche di questi ultimi tempi, le esplosioni, i colpi di mitra. E poi, una sfilata di auto Toyota con a bordo la soldataglia in nero dell’Isis. Un montaggio che ispira inquietudine e soggezione. Ma non per gli eroici Forconi e per il loro leader indiscusso: Danilo Calvani. Parte l’immancabile musica da Piazza Rossa e, dopo il suono di un trattore che si accende sbuffando fumo nero dallo scarico, parte il discorso di Danilo Calvani:

Siamo italiani – afferma Calvani nel video, e come dimenticarlo – siamo quelli del 9 Dicembre Forconi. Volevo lanciare un messaggio a questo assassini dell’Isis. Non pensate di avere a che fare con i soliti politici traditori della nostra patria, corrotti, collusi che vi hanno ospitato e vi stanno nascondendo. Noi non metteremo a repentaglio la sicurezza delle nostre famiglie, come cita la nostra Costituzione, abbiamo il dovere di difendere la nostra Patria. Noi non stiamo scherzando – minaccia Calvani direttamente rivolto all’Isis – avrete a che fare con le nostre forze armate e con i cittadini italiani. Avrete a che fare con noi Forconi del 9 Dicembre. E adesso vi facciamo vedere cosa vi succederà se oserete fare quello che minacciate di fare nel nostro paese, attenzione noi, non scherziamo”.

 E a seguito di questo annuncio, uno dei personaggi che stavano sullo sfondo estrae una bandiera nera dell’Isis (di carta) e la stende su una griglia di ferro. Poi un paio di “forconi” cercano di dare fuoco al simbolo, senza troppo successo. Gli assestano anche dei simbolici colpi di forcone che si vanno a conficcare nella ringhiera, il tutto sempre con la solenne musica corale in sottofondo. Ma dopo un’azione lenta (per non dire statica) e un imbarazzante silenzio, finalmente si riesce ad ottenere un’immagine evocativa quando finalmente il vessillo è bruciato e trafitto dal forcone. E così si conclude una delle più allucinate fantasie di Danilo Calvani e dei Forconi tutti, che lancia un messaggio ringalluzzente per chi ci crede e oltre i confini del ridicolo per tutti gli altri. Del resto, si sa, a casa Calvani “non si fanno prigionieri” e probabilmente nello sterminio selettivo dei concetti e delle modalità da campagna elettorale è passato tra le vittime della rivoluzione che parte da Pontinia, anche il buon senso. Anche il buon gusto, del resto, resta tra gli eterni dispersi della guerra comunicativa dei movimenti populisti che scaldano i motori – e non solo dei trattori – delle loro macchine elettorali.