domenica 18 febbraio 2018

Il grande ritorno di Zac e Giorgia Meloni: Ecco cosa c'è dietro...

Ecco i retroscena di come sono andate le cose, perché la leader di Fratelli d'Italia si è convinta che l'ex sindaco possa essere l'uomo giusto per riunificare il centrodestra nel capoluogo pontino scosso da strappi intestini...














(Scusate la satira... ma hanno cominciato loro...)

venerdì 16 febbraio 2018

Lupi di destra, lupi di sinistra. Il tema caldo dei migranti e l'informazione (locale)


"Fumano crack sotto la finestra di casa vostra, droghe da sballo a profusione, il quartiere è ormai pronto alla rivolta"

Un'immagine vale più di mille parole giusto? Lo sanno bene quelli dell'arci noto alle pagine web cittadine sito di informazione locale Latina Press, per il quale anche lo scrivente ha avuto modo di collaborare (sempre a titolo amichevole) e che è decisamente, dal punto di vista dell'appeal sui social e sui giovani, uno dei meglio piazzati con i numeri. Al di là del valore dell'operato di questo sito in sé, discutiamo di un singolo articolo partendo da un'immagine pubblicata ieri. Il titolo lo vediamo tutti: "Choc a Latina, stranieri fumano crack di giorno davanti la scuola elementare Col di Lana". L'articolo sfida il lettore a leggere di più, senza dubbio. Ma poi ben poche prove, se non una foto di spalle di quattro ragazzi (almeno così pare) che sono da ritenersi stranieri solo perché lo dice l'articolo (per altro non firmato), e il "crack" e le altre droghe da sballo si dovrebbero evincere dalle "testimonianze" di alcuni cittadini, naturalmente anonime anche queste. Ora, nulla esclude che questo fatto sia vero, è certamente verosimile, tutti hanno una storia simile da raccontare. Ma un conto dovrebbe essere riportare una notizia, un altro dovrebbe invece essere quello di riportare un malumore attraverso un'immagine che può dire tutto e niente e zero prove a sostegno che per primo i ragazzi siano effettivamente stranieri; secondo che stiano effettivamente drogandosi; terzo che il fumo che si vede emergere non provenga da una sigaretta elettronica anziché da una pipa di crack. Quali sono gli elementi presentati dal sito? Nessuno. Anzi, in un brevissimo articolo troviamo scritto: 
Choc a Latina: in una foto scattata da alcuni residenti, si vedono quattro giovani stranieri che fumano crack e altre droghe per lo sballo tranquillamente seduti su una panchina di un “parco”  (non è dato a sapersi per quale motivo la parola parco sia virgolettata, quasi il parco sia immaginario, ma andiamo avanti N.d.R) . Tutto questo di mattina, in via Grassi, davanti la scuola elementare Col di Lana, nel cuore del quartiere Nicolosi"
L'articolo prosegue con toni allarmanti annunciando che:
 Il quartiere sta esplodendo di rabbia, «troppo degrado, troppi sbandati e pochissimi controlli»
Sia chiaro, il quartiere in questione è effettivamente degradato ed effettivamente la popolazione è preoccupata, allora starà a voi giudicare se un articolo dai presupposti davvero claudicanti ma con contenuti di verosimiglianza sia oppure no corretta informazione. Molte persone hanno apprezzato, i numeri parlano chiaro. Centianaia di condivisioni, commenti furibondi e pochi che però forse si sono posti la domanda giusta:
"Ma come fa il pubblico di LatinaPress a spaere che quello che sta vedendo vero?" 
Forse ormai, non importa più di tanto. Per quanto ne sappiamo le droghe presenti in questa foto potrebbero essere pure peggiori di quelle descritte, come pure potrebbe essere semplicemente uno che fuma la sigaretta elettronica.

L'Italiano immaginario: il caso del bengalese pestato per un presunto raid "razzista"

Certo, questo è un sito molto popolare e come tale avrebbe la responsabilità di essere credibile. Ma sappiamo come è fatta l'informazione del web, è fatta così "sono ragazzi" come dicevano tempo fa a Striscia la Notizia". A fare incetta di click sono bravi, a volte possono perdere il senso delle cose. 
Ma ecco che lo scorso martedì notte accade un fatto che viene definito "allarmante". Un ragazzo di origini bengalesi di 23anni viene aggredito da un gruppo di persone che prima si qualificano come poliziotti e poi pestano e rapinano il giovane che stava rientrando in un centro di accoglienza per migranti gestito da una coop (la Astrolabio) a Borgo Santa Maria. Passa la notte all'ospedale e il giorno dopo, con i referti in mano, i responsabili della coop portano il ragazzo a denunciare il fatto. Il giorno dopo compare questo articolo sul serissimo sito di informazione: Articolo 21:

Marco Omizzolo
Credo che sia il caso di sottolineare la parola "italiani" usata quasi come aggravante del fatto. La professionalità di un giornalista, scrittore e autore anche di documentari del calibro di Marco Omizzolo non può certamente essere messa in discussione (non dalla mia modesta persona comunque). Ma una domanda sorge spontanea: 



Ma chi glielo ha detto a Omizzolo che gli aggressori erano italiani?

Nell'articolo si legge inoltre che: 

"Tornano i raid razzisti in provincia di Latina. Espressione della peggiore tradizione fascista, che proprio nel Pontino continua ad avere un diffuso appeal, questa volta e per l’ennesima volta a farne le spese è un migrante. Una banda di tre balordi italiani, fingendosi poliziotti, hanno fermato e simulato un controllo su documenti e permesso di soggiorno di un ragazzo bangladese, ospite di un centro Cas gestito dalla coop. Astrolabio". 

Una cosa contenente nell'articolo è certamente vera: questo fatto non poteva essere ignorato anche perché giorni prima c'era stato un aneddoto senz'altro grave: benzina cosparsa contro la porta di un centro per immigrati di Seromenta che aveva causato pochi danni e nessun ferito ma indubbiamente molta paura, oltre a qualcosa su cui riflettere per tutti quanti. Il fatto di questa rapina così come veniva riportata in questo articolo uscito il 15 di febbraio (lo stesso giorno in cui veniva presentata la denuncia, quando ancora nemmeno la polizia sapeva bene cosa fosse successo) dava per certa la matrice razziale con un certo allarmismo cogliendo anche dall'ottima memoria di un giornalista (più volte minacciato per il suo lavoro, questo va doverosamente ricordato) che ovviamente ripercorre una storia del territorio fatta sì di sfruttamenti dei migranti ma anche di violenze e raid punitivi a dire del giornalista assolutamente comuni in questo territorio. 


Anche il sindaco vede il "lupo"

Come non bastasse, anche il sindaco di Latina (che non è solito intervenire ad ogni rapina che si verifica nella sua città) conferisce ancora maggiore spessore al fatto "sicuramente razzista" con questa dichiarazione riportata sempre dal sito "Articolo 21": 


"La notizia dell’aggressione del ragazzo ospite del centro immigrati di Borgo Santa Maria è un fatto di grave intolleranza che mi sento di condannare a nome dell’Amministrazione e di tutta la comunità che rappresento. Un vile atto di violenza che sembra avere i contorni e la natura di un odioso episodio di razzismo. Per questo è necessario il massimo impegno da parte degli organi preposti per chiarire i fatti, per individuare e colpire i responsabili. Riflettano coloro che ogni giorno alimentano la fobia contro gli immigrati, si rendano conto di quale responsabilità si assume chi semina paura, chi rappresenta ogni migrante come un pericolo o un nemico e, così facendo alimenta un clima di intolleranza e di odio in cui può accadere ogni orrore (Damiano Coletta, sindaco di Latina) 

Ramanzine e allarmismi troppo precoci? 

Solo poche ore dopo, il 16 di febbraio (data in cui viene redatto questo blog), la Squadra Mobile di Latina congiuntamente con il dirigente della Digos Walter Dian indicono una conferenza stampa per spiegare come sono andati i fatti. Si racconta di un cittadino romeno con diversi precedenti analoghi a questo messo in stato di fermo perché riconosciuto dalle vittime. Dian aggiunge inoltre che:


 "Non è emerso nessun elemento di razzismo dietro questa vicenda. Si è trattato di un caso di normale criminalità"
(Waletr Dian, dirigente della Digos)

Nel caso non bastino queste parole, ecco un estratto video della conferenza stampa.

La favola di "al lupo al lupo"

Insomma, nemmeno in questo caso si può dire che chi ha riferito tempestivamente i fatti, istituzioni comprese, sapesse veramente cosa era successo. Non potevano, perché la denuncia quasi non era stata nemmeno presentata. Ma il quadro che era stato presentato era grave, potenzialmente esplosivo se si pensa ai fatti di Macerata. E allora, con le parole del dirigente della Digos, chiamato appositamente ad indagare su un fatto che stava destando allarme sociale, chi fa cronaca non può avere la certezza, ma quantomeno ha dei buoni elementi perché supportato da una persona di esperienza e capacità nel proprio mestiere. Se cercherete informazioni su questi fatti scoprire te che, in confronto a quanto affermato a "botta calda": 

  1. I rapinatori non erano 3 ma bensì 4, due dei quali a volto coperto
  2. Almeno il primo che è stato catturato è certamente romeno e se le accuse che sono state mosse contro di lui verranno confermate potrebbe essere il capo della banda
  3. Non possiamo sapere la nazionalità degli altri aggressori ma la polizia sospetta che si tratti di persone vicine all'arrestato. 
E allora, con tutto il rispetto che si deve ad un grande professionista come Omizzolo e ad una carica importante come il sindaco di Latina, che significato potrebbero avere le loro parole qualora si dovesse venire a sapere che nulla di quanto si credeva inizialmente certo è in realtà avvenuto? 

Può essere che in seguito la matrice razzista di queste aggressioni venga appurata da fatti successivi. Ma se così non fosse, il sospetto che sia a destra che a sinistra si urli troppo e quasi sempre troppo alla svelta dovrebbe iniziare a far riflettere i facili commentatori del web.



lunedì 12 febbraio 2018

Caro Emanuele Di Russo, "parziale" ci sarà lei...


Una sequenza del filmato sul carnevale 2018 di Latina
Oggi un consigliere comunale di maggioranza, tale Emanuele Di Russo mi ha molto arbitrariamente e leggiadramente accusato di fare “informazione parziale”. La cosa è successa questa mattina. Il tutto per il filmato della festa di carnevale dove, a suo dire, avrei dovuto riprendere tutto e tutti per far capire in maniera totale come si era svolta la festa di qualche ora fa, come se il Comune di Latina non avesse già dei propri canali di comunicazione per dire cosa fa e quale è il programma di un evento. 
Emanuele Di Russo durante l'evento di carnevale
Come se l’evento non sia stato affidato a qualcuno che immagino avrà percepito dei soldi per le installazioni mentre io, piccolo e modestissimo cronista, posso solo offrire un punto di vista di quello che ho avuto modo di vedere. Tanto per dirne una, per “comunicare” in via ufficiale quello che sarebbe stato il contenuto di questa festa, la commissione cultura ha speso più di 750euro in gettoni di presenza per annunciare eventi di spessore come il “truccabimbi, il giocoliere e l’animazione”. Cose che probabilmente gli organizzatori non prenderebbero per il compleanno dei loro figli ma per i vostri andavano benissimo. 

La contestazione sugli animatori africani

E poi, c’era la presenza, tanto contestata, di richiedenti asilo di origine africana che ormai sono presenti in qualsiasi festa, banchetto o ricevimento un po’ per fare pubblico grazie alla collaborazione della coop di turno. Nulla di male, si intenda, sicuramente c'è un elemento di integrazione importante da valutare in tutto questo. Ma dal Capodanno alla festa dei migranti, passando per il Natale e il banchetto con i senzatetto è innegabile che la presenza dei ragazzi di varie cooperative è stata costante e certamente allegra.  

Il carnevale a ritmo di "Mask Off"

Il rapper "Future"
Su questo non ho molto da dire, però una domanda ve la vorrei fare: 

Ma qualcuno si è soffermato ad ascoltare quello che cantavano davanti ai vostri figli quel giorno? 


La canzone si chiama “Mask off”, proposto da un capofila della scena “trap” americana che i cultori conoscono con il nome di “Future” (al secolo Nayvadius D. Wilburn). Il tema della canzone è interessante e non so quanto sia stato riprodotto fedelmente dall’animatore del carnevale pontino perché il mio inglese era più o meno arrugginito quanto il suo, per cui certe parti non erano chiarissime. Sostanzialmente però, la canzone originale parla delle vicende di una gang che a quanto pare deve fare “una rapina in banca” il tutto al grido dell’inciso in cui si sente: “Segui l’assegno, non seguire mai una puttana" (“Chase a check, never chase a bitch”) e poi ad un certo punto si parla di un carico di droga “che sembra di stare in Perù”. Ora, ho sentito qualcuno dire che tale manifestazione è stata una bellissima occasione per un interscambio culturale, ma a meno che io non mi sbagli, il rap (e meglio ancora il trap) è americano non africano. Inoltre, il valore educativo e culturale di tale manifestazione, tanto sbandierato, mi pare tutto da verificare. Sarebbe interessante sapere chi ha inserito nell’elenco delle musiche da riprodurre (basterebbe vedere l’elenco della SIAE) questa bella canzoncina e chi ha verificato il contenuto delle animazioni offerte. Fermo restando che parolacce o meno (e lo scrivente non si può certo definire un bacchettone della musica), comunque imparare una lingua è sempre cosa buona e giusta, ma più che del colore della pelle degli animatori, onestamente mi aspettavo che si parlasse del contenuto della manifestazione in sé, che è stato scadente, non solo inutile, ma forse anche ai confini del dannoso.

Riti boldriniani e donne definite "puttane"
e il rispetto per chi racconta ormai perduto 

Ora, nel Comune in cui la cultura boldriniana della correttezza nelle parole e del rispetto per la donna dovrebbe essere un faro - è stata l'assessora Patrizia Ciccarelli, delegata ai servizi sociali ad importare la buona creanza di usare l'accezione femminile anche nei ruoli istituzionali - una presa di responsabilità in merito a questa manifestazione si potrebbe pure prendere. Il problema era il colore della pelle degli animatori (a volte definite scimmie in alcuni commenti vergognosi che mi è capitato di leggere)? Assolutamente no. Ma la qualità dell'evento era molto più che scadente. 
E' ora di dirlo, senza troppi giri di parole. Come pure è ora di dire che il rispetto per chi fa questo mestiere (quello di raccontare i fatti della nostra città) è andato ormai completamente perduto nel nulla. E infatti, lì per lì quasi non me la sono presa quando qualcuno ha osato dire che il mio lavoro fosse "parziale" quasi a sostegno di una tesi preconfezionata. Ma no caro Emanuele Di Russo, parziale è lei e deve pure esserlo, perché porta lo stemma di un movimento politico e ci crede. Fa bene ad esserlo, non c'è nulla di male. Ma questo mestiere è una cosa diversa, quando ci si alza la mattina non lo sappiamo mica chi ha ragione, vediamo quello che succede e raccontiamo quello che vediamo. In questo mestiere, naturalmente, io non sono nessuno, per carità. La mia è solo una modestissima opinione. Ma credo che sarebbe ora di recuperare quel minimo di rispetto che si deve a chi fa molti sacrifici per fare questo lavoro e non sbattere così, come se nulla fosse, il giudizio di parzialità dove fa più comodo. Lungi da me da voler polemizzare con chicchessia e raramente rispondo in prima persona. Ma oggi il suo giudizio è stato talmente grave quanto leggiadro che credo che lei e molti come lei ci abbiano preso troppo l'abitudine. E questo, per il mestiere che amo, proprio appare intollerabile
Le auguro buon lavoro per il bene di tutti, ribadendole che questo evento che avete organizzato, almeno nella parte in cui ho assistito, non era valido nemmeno per una sagra paesana in una degradata periferia di un paese in via di sviluppo. Questa è la mia opinione, indipendentemente dal colore della pelle di chi ha cercato di animare sul palco con esibizioni di valore artistico tutto da discutere. Sarebbe apprezzabile a questo punto sapere quanto è stato speso per questa sagretta di paese e per propinare musica trap (che invece può sicuramente avere un valore artistico nel suo giusto contesto) ai bambini vestiti da uomo ragno o da principessa in un tranquillo pomeriggio di carnevale. 

Rinnovo la mia stima e i miei saluti.

Ps. Vorrei aggiungere una sola cosa a tutto questo: il mio giudizio salva assolutamente gli animatori (sia professionisti che improvvisati) che hanno fatto di tutto per far divertire i bambini. Loro sono stati stupendi. Ma il budget, la scarsità di idee e il cattivo gusto regnante nella festa non hanno lasciato scampo al loro lavoro. 

venerdì 18 agosto 2017




Le schiume in mare a Scauri (2007)


Ambiente: La strage di Berte marine del 2007 che fece temere un caso di aviaria e mobilità gli studiosi 
Moria di animali in mare a Scauri: l'inquietante precedente di dieci anni fa
Le conclusioni degli esperti dell'epoca: "sono morte di freddo". Ma restano interrogativi e immagini che oggi sono state dimenticate. Sponde rosse, le immagini delle autopsie e un velo di mistero su cosa "galleggi" nelle acque delle nostre spiagge. 


Gli esemplari morti nel 2007 
Il pomeriggio dello scorso primo maggio, una macabra scoperta affiorava dal fondo sabbioso delle spiagge Scauri. Decine di volatili erano riversi a terra privi di vita semi sommersi dal moto delle onde che avevano dondolato i loro corpi per tutta la notte nel tratto compreso tra il lido "Tirreno" e quello della "Tintarella". Alla fine si conteranno un centinaio di esemplari tutti della stessa specie: Berte Minori (Puffinus yelkouan), piccoli uccelli dal manto scuro presenti in circa300 coppie nel litorale pontino, più comuni nelle isole, che di solito fanno il nido nelle sponde rocciose e che si cibano di pesci di piccola taglia. Pescano di giorno e di notte se non fanno la cova del nido, dormono a circa due miglia dalla costa in mare aperto, galleggiando indifferenti a qualsiasi condizione delle onde come impassibili boe. Per questo vengono chiamati "uccelli delle tempeste". Dei circa seicento esemplari che si stima siano presenti tra le isole e il litorale sud pontino, cento giacevano a terra senza segni che rendessero evidente il motivo del decesso. Un fatto allarmante, che ha spinto gli esperti a porsi qualche domanda e a formulare più di qualche ipotesi. Così per alcuni riportati dalla stampa,questi esemplari potevano essere gli stessi che erano morti non molto tempo fa lungo il litorale campano e che poi sarebbero stati trascinati con sorprendente precisione - tutti insieme - in un tratto molto ristretto delle spiagge di Scauri. Per altri, un'alga tossica potrebbe aver aggredito l'organismo degli esemplari, che sarebbero morti, sempre tutti uniti nel loro destino funesto, per poi lasciarsi trascinare dalle onde. Ma sebbene l'allarme sia stato lanciato e sebbene, su richiesta delle autorità locali, sia intervenuta l'Asl per verificare cosa sia potuto succedere, ancora non ci sono spiegazioni plausibili per il fatto. Eppure, anche se nessuno vi ha fatto accenno, questa macabra scoperta ha un precedente, avvenuto in periodo in cui non potevano passare inosservati centinaia di esemplari di uccelli spiaggiati morti da un giorno all'altro. 
Sponde rosse sul fiume Garigliano (2007)



Correva l'anno 2007, più o meno lo stesso periodo primaverile (era il giorno di pasquetta). In televisione e sui giornali si parlava moltissimo dell'emergenza aviaria, decine di migliaia di polli e animali da allevamento venivano abbattuti e distrutti al minimo sospetto di un possibile contagio. In quel contesto, lo sterminio di piccoli corpi disseminati nei pressi del lido "Medusa" (a pochi passi dove dieci anni sono stati trovati i corpi dei loro simili) era un allarme che non si poteva sottovalutare. E così, sul posto, si precipitò non solo la Asl, ma anche i carabinieri del Noe, la polizia provinciale, gli esperti della Stazione Zoologica Ambientale di Latina, il nucleo di sommozzatori di Napoli, la sezione navale della Guardia di Finanza, l'Arpa Lazio e almeno una decina di esperti dell'istituto zooprofilattico di Roma. Un vero comando interforze che congiuntamente ha elaborato un documento che ha spiegato come sarebbero morti questi volatili nel 2007. Secondo lo studio le Berte Minori ritrovate lungo le coste di Scauri in piena crisi di influenza aviaria non erano morte per un avvelenamento né provenivano da altre spiagge del sud Italia. Secondo lo studio del 2007, un caso molto simile a quello dei nostri giorni, gli uccelli erano morti di freddo. Proprio così, gli uccelli della tempesta, impassibili alle mareggiate e al vento del mare aperto, sarebbero morte tutte per il freddo. Una sostanza disciolta nell'acqua in concentrazioni impressionanti (nello studio si parla sostanzialmente di saponi) avrebbe "lavato" il piumaggio degli uccelli ricoperti da una cera impermeabilizzante (prodotta da una apposita ghiandola) che gli avrebbe impedito di spiccare il volo e le avrebbe bloccate in acqua fino a farle morire di ipotermia. Come abbiano fatto gli uccelli, privi della loro strato impermeabile a galleggiare fino a riva anziché affondare non viene spiegato nel dettaglio. Né di preciso si sa quale sapone sia in grado di nuotare (presumibilmente sempre restando sul fondale marino controcorrente) per due o tre miglia per poi presentarsi in concentrazioni tali da sterminare un'intera colonia di Berte in poche ore. E ancora, gli studi dell'epoca nelle quali sono presenti le autopsie agli animali descrivono lesioni interne gravissime ai polmoni (con imponenti coaguli), il danneggiamento del fegato oltre ad emorragie celebrali. Secondo gli studi effettuati, però, nessun contaminante (metalli pesanti o altre sostanze velenose) avrebbe danneggiato null'altro che le piume degli uccelli che poi sarebbero morti per il terribile sforzo di non riuscire a librarsi in volo. Anche se - va detto - negli studi si cercano solo i saponi mentre non si cono studi mirati all'epoca del 2007 per comprendere se fossero presenti altre sostanze se non i cosiddetti "tensoattivi" che dalla Stazione Zoologica Ambientale di Latina vengono registrati in percentuali mille volte superiori a quelle ottenute dall'Arpa appena un giorno dopo. Un caso- quello del 2007 -che ha trovato una soluzione ufficiale sebbene sia rimasto un particolare da comprendere. Il sei di aprile del 2007 veniva effettuato un sopralluogo dell'area prossima al ritrovamento delle Berte morte. E sulle sponde pietrose del fiume Garigliano, che sfocia a mare a poche centinaia di metri dal luogo del ritrovamento, si potevano riscontrare alcuni punti in cui l'acqua veniva intorbidita da una sostanza rossastra. Questa sostanza sembrava permeare la roccia al punto che si poteva forse affermare che provenisse dal sottosuolo. Ma non esiste negli studi del 2007 una spiegazione determinante a questa immagine, tanto da cadere in secondo piano. Forse era davvero irrilevante, come pure è possibile che le cause della moria di Berte Minori di qualche giorno fa non abbia nulla a che fare con quella avvenuta ben dieci anni prima. Quegli esemplari, però, sarebbero morti di freddo e nel disperato tentativo di riemergere dalle acque e raggiungere il cielo, impossibilitati a volare, con gli organi interni che collassavano uno dopo l'altro per lo sforzo e il freddo. Forse gli "uccelli della tempesta" morti nei nostri giorni hanno trovato un'altra oscura sorte, avvelenati da un'alga o uccisi chissà come a centinaia di chilometri da qui per poi trovarsi cullati nel macabro ballo del mare nelle coste del sud pontino, tutte insieme. Ma di certo è curioso che alcuni degli istituti che hanno vigilato dieci anni fa non abbiano rievocato il precedente come pure restano in piedi i misteri delle sponde colorate di rosso, delle coincidenze sui luoghi, le date e il numero degli animali deceduti. Anche ora lavorano gli esperti e a loro spetta di spiegare cosa sia successo oggi come dieci anni fa. E se si dovrà dire che un sesto della popolazione della specie presente nel litorale e nelle isole pontine è morto di freddo, tutto in una notte - di nuovo - il cittadino profano della materia potrà crederci e calmare l'animo alla vista dei piccoli volatili dal manto scuro che potevano sopportare ogni tempesta ma non quella più subdola e silenziosa generata dall'attività dell'uomo sui mari e sulla terra.



giovedì 11 maggio 2017

Rivoluzione del Welfare regionale, la Ciccarelli annuncia: "A Latina resteranno le briciole"


L'intervista: "E' in atto la riforma regionale delle politiche sociali che toglierà i soldi ai Comuni per spostarli in nuovi enti aggregati". Nasce il sistema delle "cooperative di Comuni" e i fondi del sociale andranno a nuovi e distinti enti esterni 
"Ai Comuni resteranno solo le briciole"
L'assessora Patrizia Ciccarelli illustra il welfare del domani: "una cooperativa di Comuni per far fronte alle sfide con un atteggiamento diverso dalla vecchia politica"

L'assessore ai servizi sociali Patrizia Ciccarelli 

Dall'estate 2016 è in atto una rivoluzione silenziosa nelle stanze della Regione Lazio. Una rivoluzione che in realtà parte da lontano ed è vecchia di 16 anni. Si tratta del  della Legge 328 del 2000, recepita con la legge regionale numero 11/2016 che di fatto ribalta il concetto di welfare a livello locale, spingendo i Comuni ad accoppiarsi ad un sistema integrato del tutto simile a quello delle cosiddette "Ato", gli ambiti territoriali ottimali che già sono attivi, con alterne fortune, in ambito ambientale, idrico e sanitario. E proprio dalla sanità i Comuni dovranno ridisegnare i loro confini dal punto di vista meramente geografico ricalcando quelli delle Asl a livello provinciale, accorpandosi nella creazione di veri e propri enti esterni per gestire i servizi alla persona, accorpando di fatto affari sociali e sanità. Tutte le altre competenze del welfare non collegate alla sanità verranno lasciate ancora agli assessorati degli affari sociali, ma si tratterà di una minima parte, di fondi residuali. Le competenze e gli stessi funzionari comunali saranno trasferiti ad altro ente, insieme ovviamente ai soldi che ogni comune investe per il sociale. Un'operazione a tratti titanica quella che prevede lo spostamento dei centri di spesa per il welfare dai singoli comuni ad enti aggregati da più comuni, con lo svuotamento delle casse comunali che riverseranno decine e decine di milioni di euro presso una nuova entità aggregata. Prevista anche la creazione di diversi organi di controllo a guida regionale per la verifica degli standard qualitativi dei servizi. Nasce così il "Siss" (Sistema Integrato dei Servizi Sociali) che in collaborazione l'Osservatorio Permanente delle Famiglie e il nascente "Osservatorio regionale delle Politiche Sociali" avrà il compito di vigilare sui nuovi enti territoriali. Ad anticipare questa vera e propria rivoluzione è spesso stata l'assessora (al femminile, come tiene spesso a ricordare) Patrizia Ciccarelli, che ha il timone dei servizi sociali a Latina alla quale chiedo di prospettarci il futuro del servizio rivolto alle fasce più deboli della popolazione.


Risolviamo subito un premessa un dubbio nell'uso delle parole. Il fatto che si crei un nuovo ente di comuni aggregati al di fuori del controllo diretto delle singole amministrazioni comunali ci autorizza a parlare di esternalizzazione del welfare?
No, secondo me no. Il tema delle esternalizzazioni riguarda la gestione dei singoli servizi, che attualmente sono già esternalizzazione. Qui noi recuperiamo la governance di ogni singolo aspetto della gestione del servizio alla persona. La legge regionale ha posto maggiore attenzione agli ambiti territoriali, sia per la gestione diretta dei servizi che sarà più integrata tra sanità e socialee dal punto di vista degli organi di controlli di questi ambiti. Mi piace definire l’approccio che sta avendo la Regione come “olistico”. Non si può dire che sia una esternalizzazione, ma un trasferimento di competenze previsto dalla norma dall'interno dei comuni al distretto che è già un ente esistente...

"Non è una esternalizzazione ma uno trasferimento di fondi dal Comune ad un nuovo ente"

Scusi, trasferimento ed esternalizzazione che differenza c'è esattamente? Si tratta sempre di spostare soldi delle casse comunali in un altro ente esterno...Sarà una sorta di società per azioni tra diversi comuni di cui Latina sarebbe la maggior azionista comunque. Questo porterebbe dei vantaggi?
L'ente esterno non deve per forza avere una sua personalità giuridica, come suggerisce la Regione in questo momento. Potrebbe anche essere, la Regione lo consiglia caldamente, ma ci potrebbero anche essere altre formule. Ci stiamo pensando. Ma la Regione ci chiede soprattutto di aggregare i servizi sociali e sanitari e noi ci dobbiamo organizzare insieme ai Comuni più piccoli per trasferire fondi propri nelle casse di questo distretto. Dobbiamo evitare un ragionamento di sommatoria di percentuali che lei ha prospettato. Ovvero, dobbiamo evitare che Latina si consideri capo cordata solo perché mette una quota più alta sminuendo quasi a servizio i comuni più piccoli. Deve essere un ente che guarda al territorio senza steccati, e io credo che la Regione spinga per la creazione di un ente ex novo proprio per evitare campanilismi. Deve essere una innovazione altrimenti torniamo al vecchio...



Sarà una innovazione, ma è vecchia di sedici anni...La legge nazionale recepita dalla Regione la scorsa estate era ferma da più di tre lustri. Se è una novità come dice lei, è comunque vecchia…
Questo è vero dal punto di vista formale. In realtà la legge è cambiata dai tempi della sua scrittura. Ma la cosa più importante è che sono anni che lavoriamo con gli accordi di programma che sono per così dire occasionali e la Regione oggi ci impone di trasformare quegli accordi occasionali in una struttura più stabile e complessa



A Latina resteranno solo le briciole degli accantonamenti per il sociale?
Ai Comuni resteranno solo le briciole? Sì confermo. Perché il grosso delle competenze andrà ai distretti e credo sia un grande passo avanti.



Una parte di questi fondi che un domani non saranno più a via Duca del Mare (sede dell’assessorato alle politiche sociali da lei governato) oggi vengono usati da molti cittadini in difficoltà per ottenere piccoli aiuti per l'affitto o per arrivare a fine mese. La predilezione di un finanziamento più strutturato contro i finanziamenti a pioggia farà perdere la possibilità a questi cittadini di ottenere questi aiuti oppure dovranno semplicemente bussare ad un'altra porta? Insomma, c’è il rischio che con il nuovo modello questi poveri vengano tagliati fuori?
No, è il contrario. Già da oggi il segretariato sociale e il fornt office sono servizi distrettuali e secondo me sono destinati a fare un primo balzo in avanti. Il Piano Operativo Nazionale dedicato all'inclusione (Pon) ha dato vita al sostegno di inclusione attivo e sono fondi già stanziati con degli avvisi a cui il distretto di Latina ha già partecipato ottenendo 500mila euro con modalità differenti. Si pensi ai cittadini al di sotto della povertà assoluta. Si parte ascoltando le problematiche del singolo nucleo familiare per poter interrompere il circuito della povertà creando dei progetti personalizzati non creando altre dipendenze economiche con questi contributi, ma facendo una valutazione multidisciplinare e capire le vere problematiche che impediscono alla singola famiglia di uscire dal vortice della povertà. Per questo si chiama sostegno attivo, perché prevede un patto tra gli operatori e i richiedenti. Serviranno nuove professionalità ed attualizzare quelle già esistenti e questo si può fare solo lavorando insieme con gli altri comuni.
"Niente più elemosine e fondi a pioggia. Dobbiamo fare progetti mirati per togliere le persone dal circuito stesso della povertà"







Il sistema degli ambiti territoriali (le cosiddette “Ato”) e dei piani regionali non ha salvato in passato le Regioni da autentici scempi in campo ambientale o sanitario. Ricalcare un modello che si è mostrato fragile, per non dire fallimentare, per giunta con una proposta di ben sedici anni fa, non rischia di essere un passo indietro piuttosto che un passo avanti?
Intanto non è così, perché ci sono alcune realtà nel Lazio che hanno esperienze positive. Non è l'Ato a creare i problemi ma l'approccio che spesso c’è stato nel passato politico anche di questa città in cui abbiamo trovato molti cocci da raccogliere. Non deve esserci sempre la solita politica come quella che ha governato questo nostro Comune. Si deve modificare l'approccio altrimenti non si potrà mai risolvere nessun problema, dobbiamo puntare sui talenti e capaci per aiutare le persone più fragili. Si deve fare squadra con un approccio culturalmente diverso ancora prima che politicamente.

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (Pd)


Quindi lode alla Giunta Zingaretti anche da parte sua?
Sì, io da questo punto di vista non ho alcuna difficoltà a lodare il lavoro dell'assessora Visini e del Presidente Zingaretti. 



Di fatto si può dire che i Comuni perdono la sovranità del proprio sistema di welfare consegnando le redini del servizio alla superiore decisione della Regione oppure il nuovo ente godrà di una autonomia sufficiente?
Non ho questo timore, penso che il problema sia quello di rendere omogeneo un sistema dei servizi attualmente a macchia di leopardo e spesso disfunzionale.
Il segreto sta nel fare rete e fare squadra.

mercoledì 18 gennaio 2017

Coletta sindaco superstar? E allora Zac chi era, una divinità?



Non si ferma più lo sciame di pacche sulle spalle e onanistiche autocelebrazioni per la popolarità del sindaco Damiano Coeltta a Latina. Il civico eletto al ballottaggio dopo una affollatissima gara elettorale, arriva al sesto mese di governo con un risultato celebrato urbi et orbi. Così sobriamente festeggiava il segretario di Latina Bene Comune (il movimento civico del primo cittadino) Pietro Gava: 

Pietro Gava

Secondo la Governance Poll del Sole24ore Damiano Coletta, il sindaco della mia città, è il quarto primo cittadino più amato d'Italia. Vi risparmio la foto: festeggio con salsiccia e broccoletti. E, a scriverla tutta, anche con un pochino di polenta fritta #bellascusa  
Un dato importante per alcuni, visto che detiene un 60% degli intervistati che hanno dimostrato fiducia nei suoi confronti. Secondo alcuni, il dato reale è che si deve però parlare di una perdita di consensi da parte di un sindaco che era stato eletto al ballottaggio con un 75% dei consensi. Per cui, alcuni sul web fanno notare che  in realtà, il 60% dei consensi rappresenterebbe in realtà un crollo verticale della fiducia, un bel 15% in meno rispetto alle elezioni. Ma questa tesi sembra avere un valore puramente numerico, perché in realtà Coletta è stato eletto al ballottaggio, con voti che non avrebbe ottenuto in altre circostanze, tanto è vero che Latina Bene Comune era appena al di sotto del 20% come consensi reali al primo turno, ed è stato solo grazie alla frammentazione del centrodestra, l'assenza dei grillini e la spaccatura del Pd che Latina Bene Comune è entrata in ballottaggio con Nicola Calandrini di Fratelli d'Italia. Quindi si può dire che come dato d'ingresso, quello di Damiano Coletta regge, a sei mesi di governo. Ma ci sono alcuni fattori da considerare che non sono stati inseriti come elemento di dialogo. Basta guardarsi indietro, poco prima che Cadesse il sindaco Zaccheo, per esempio (2010) così si poteva leggere nel sito del Comune:
Pragmatismo e trasversalità sono tra le  caratteristiche più apprezzate dai cittadini negli mministratori locali. E’ quanto emerge dal Governance Poll 2008 realizzato da Ipr Marketing per ‘Il Sole 24 Ore’ che fotografa il gradimento di sindaci, governatori e leader provinciali. Il sindaco di Latina on.le Vincenzo Zaccheo è all’ottavo posto con il 63% del gradimento contro il 59,5% del 2007, il 60% del 2006 ed il 62,2% del giorno delle elezioni. Un risultato mai ottenuto prima dalla città di Latina nell’ambito del Governance Poll.
Damiano Coletta 

Zaccheo era al secondo mandato, per giunta inoltrato, eppure la classifica lo dava sopra a dove sta Coletta oggi con i consensi. Eppure il governo di Zac era indicato come uno dei maggiori generatori di danni a lungo termine per il Comune di Latina. Eppure pochissimi punti decimali dopo, nella tabella delle percentuali, si possono trovare sindaci non proprio vicini al "piglio" civico di Coletta come Clemente Mastella. Festeggiare per questi dati è solo la continuazione di un modo di comunicare vecchio e vanaglorioso, affamato di consensi e di risultati. Eppure, il governo di Coletta è iniziato da soli sei mesi e ora entra nella sua fase più critica, certo con una buona spinta di fiducia da questi dati confortanti. Però raffrontandoli con il passato si deve comprendere che sono più o meno gli stessi numeri che Vincenzo Zaccheo ha avuto non troppo tempo fa. E stava sul cigli della caduta, al secondo mandato e con problemi immensi che si sono trascinati fino ai giorni nostri. Così, tanto per dire quanto valgano questi numeri. In ogni caso, il 60% dei consensi è un dato alto, soprattutto se relazionato alla scarsa fiducia che oggi i cittadini provano nei confronti della politica italiana. Certo, fa effetto che si festeggi tanto per numeri che sono inferiori a quelli di un sindaco del recente passato che doveva essere più che logorato in quel periodo. Ciascuno può trarre i giudizi che crede da questi dati.